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Gli asinelli della Liguria

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Presi in ostaggio da un cavillo amministrativo
a cura di Marco Niccolini

 

All’inizio del 2014 ricevetti una telefonata, piuttosto insolita per la verità, con la quale la Sig.ra Silvana MELETTI mi riferiva di una situazione talmente paradossale che, in prima battuta, mi aveva fatto pensare di essere stato vittima di uno scherzo. In pratica, in concomitanza con la nomina del neo dirigente della ASL3 di Genova, tutte le stazioni di monta asinine e pony (ma anche quelle di cavalli come la mia) non risultavano più essere a norma e, di conseguenza, tutti gli eventuali rinnovi erano stati bloccati; parlo al passato ma a tutt’oggi la situazione è ancora bloccata. La ragione di questo “stallo” va ricercata in una emanazione della Comunità Europea, più precisamente la Legge n°30 del 15 gennaio 1991 e successivo Decreto n°403 del 19 luglio 2000 che, in sintesi, dice che possono essere autorizzate solo stazioni di monta privata con stalloni iscritti ad un Albo Genealogico di Razza.

Ne conseguirebbe il fatto che tutti coloro che da anni allevano asini meticci siano diventati fuorilegge da un giorno all’altro!!!

Ho parlato al condizionale perché l’enunciato originale della Legge in questione prevede, fin già dalla stesura del 1991, di poter operare in deroga a questa disposizione secondo le specifiche e particolari esigenze dei vari Territori; cosa che è stata fatta tranquillamente negli ultimi 13 anni… Anche perché la Legge succitata, all’Art.5 comma 2 lett. b, prevede l’impiego, per la riproduzione a monta naturale privata, di stalloni per cui non siano stati istituiti libro genealogico o registro anagrafico, confermato successivamente dal Decreto 19 luglio 2000 n°403 Art.5 comma 1. ENGEA, da sempre sensibile ed attenta alle tematiche inerenti la salvaguardia ambientale e la tutela del patrimonio equestre nazionale, si è immediatamente interessata alla questione e, fin da subito ha accertato che l’unico territorio in “sofferenza” sulla questione fosse quello della Liguria. Su incarico del Presidente Mauro Testarella, ho personalmente constatato che in tutte le altre Regioni Italiane (forse perché è stato letto TUTTO il testo della Legge…) il problema non si sia mai posto, neanche in quei territori (es. Toscana o Puglia) dove da sempre esistono razze autoctone riconosciute; in poche parole, anche sui territori interessati da asini di razza pura si possono tranquillamente allevare asinelli meticci in virtù delle previste deroghe emanate dalle competenti Regioni. Ma allora dove sta il problema in Liguria? Semplice! Il nuovo Dirigente della ASL 3 non sbloccherà le pratiche degli Allevatori fino a quando la Regione Liguria non gli fornirà la prevista Deroga scritta che consenta di coprire con capi meticci. E cosa dice la Regione Liguria? Ormai da un anno sembra non aver capito quale fra i suoi Dirigenti, Funzionari debba emettere questa Deroga. Inutile dire che un anno di questo immobilismo abbia già creato notevoli disagi, non solo economici, a coloro che lavorano per davvero sui nostri Territori: gli allevatori non possono “produrre”, per non parlare poi delle multe da oltre 3000 euro che sono fioccate a danno di qualche sventurato al quale è scappato l’asino dal recinto e gli ha coperto per errore la fattrice; sono sanzioni assurde ed ingiuste che possono letteralmente mettere in ginocchio l’economia delle già piccole e spaurite realtà agricole della Liguria. Va detto inoltre che l’asino ligure è da sempre un meticcio, ottenuto dall’incrocio tra gli asini della Romania con i nostri tipici asinelli sardi (potrebbe quasi essere considerato una razza a sé stante, atteso il fatto che è più di un secolo che viene affinata…); questo incrocio sortisce da sempre il risultato di ottenere un asino particolarmente rustico, forte e, soprattutto, di piccole dimensioni, condizione essenziale per un perfetto adattamento alla particolare orografia del territorio ligure. A seguito di tutte le NON risposte ottenute dalle Pubbliche Amministrazioni interpellate, abbiamo provato a dare maggiore visibilità al problema coinvolgendo il Giornalista di RAI 3 Liguria, Tarcisio Mazzeo che, lunedì 8 dicembre, ha organizzato una troupe e si è recato sul territorio per raccogliere maggiori informazioni al riguardo. Anche in questa occasione ENGEA non si è tirata indietro e mi ha nuovamente incaricato di rilasciare alcuni commenti in merito all’argomento durante le interviste ed i sopralluoghi di cui sopra. Il Servizio è andato in onda su RAI 3 Liguria il giorno sabato 13 dicembre ed è stato riproposto anche sul TG Nazionale durante la settimana successiva. Personalmente ho cercato di far emergere il fatto che le cause di questa “impasse” andassero ricercate in una mera questione di forma e non di sostanza, sottolineando che in Liguria, alla fine dei 

conti, si stesse già operando tacitamente “in deroga” da oltre tredici anni senza alcun tipo di complicazione; il fatto che qualcuno si sia accorto che manca il “pezzo di carta” non può e non deve diventare fonte di danno nei confronti di tutti gli onesti allevatori che fanno capo alla ASL 3 di Genova. Quindi, caro Dottor Parodi della ASL 3 di Genova, caro Assessore Barbagallo e caro Dottor Formigoni della Regione Liguria, nel ricordarVi che le Festività Natalizie riservano da sempre all’asino un posto in prima fila, anche nell’ambito di ben più significative Tradizioni, perché non fate un bel gesto di buona volontà e, soprattutto, di buona fede, regalando a tutti quanti la soluzione del problema? In poche parole, incontratevi prima di Natale e scrivete questa tanto agognata deroga!!! Grazie e auguri da ENGEA e da tutti gli allevatori della ASL 3 di Genova!

Marco Niccolini

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